MURI 'DEMOCRATICI'

 

Il Secolo XIX di martedì ventuno agosto, di spalla a pagina dieci, titola: "La figlia del dittatore Park verso la presidenza"; la notizia è di quelle destinate a lasciare il segno: Park Chung-hee ha l'onore di essere il primo presidente fantoccio della Repubblica di Corea - in realtà niente di più che una colonia yanqui - che si merita il titolo di dittatore.
Fino ad oggi si è assistito, sulla stampa borghese occidentale, alla divinizzazione della 'democrazia' sudcoreana da contrapporre alla dittatura comunista vigente nella Repubblica Popolare Democratica di Korea.
Park Geun-hye, questo è il nome della rampolla in questione, ha ottime probabilità di vincere le elezioni ed instaurare un regime di stampo tatcheriano nel quale far coesistere le imprese di varie dimensioni, e "dare una giusta opportunità (che è cosa ben diversa dall'assegnare loro dei diritti, n.d.r.) alle persone deboli".
Intanto che si aspetta l'elezione di questa nuova campionessa di democrazia occidentale, mi chiedo quando i servi di Seul si decideranno a domandare, ai loro padroni di Washington D.C., di smantellare il muro della vergogna da loro eretto nella zona di confine tra le due parti della penisola.
Eh già perché se è vero che non si può chiamare con il suo nome, e si è costretti a definirla Corea del Nord, la parte nord della penisola - altrimenti gli imperialisti ed i loro lacché si offendono (poverini!) perché l'unica vera Repubblica sarebbe il loro protettorato - lo è altrettanto che nessuno parla del muro della vergogna che divide la penisola coreana: questo è stato costruito dai campioni della democrazia, come peraltro quello che esiste alle loro frontiere con il Messico, ed allora occorre far finta che non esiste.

 

Genova, 21 agosto 2012

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

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